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Benvenuti

L'Hotel Annibale, piccolo e accogliente, si trova nell'angolo di paradiso che è il parco naturale dell'Area Marina Protetta, a soli 50m dalla spiaggia.

E' situato nel centro di "Le Castella", antico borgo marinaro sulla costa jonica, dominato dalla maestosità dello splendido Castello Aragonese.
L'Hotel Annibale, avvolto da un'atmosfera informale che mette qualsiasi ospite a proprio agio, è la soluzione migliore per un piacevole soggiorno a Le Castella sia per lavoro che per turismo.

 

Hotel Annibale

Accoglienza

Il nostro albergo è in grado di soddisfare le esigenze di un turismo per famiglie o ricreativo per giovani e coppie: bar e ristorante, ampie e comode stanze climatizzate con bagno privato, frigo bar e TV, giardino.

isola capo rizzuto

Grazie alla sua posizione, l'Hotel Annibale, rappresenta il punto di partenza per visitare le bellezze dei dintorni e godersi l'atmosfera rilassante e piacevole, di una piccola cittadina marittima.
Gestito direttamente dal proprietario, Arena Ineo Giuseppe, L'Hotel Annibale accoglie i suoi ospiti con un calore familiare per dovere e piacere.
Informiamo i nostri graditi ospiti che offriamo solo servizio di Bed & Breakfast per l'anno in corso.

Area Marina Protetta

Isola di Capo Rizzuto

L’Area Marina Protetta "Capo Rizzuto" rappresenta il proseguimento nelle acque del Mar Ionio delle propaggini più orientali della regione Calabria e più precisamente dell’area conosciuta come Marchesato.
L’entroterra è costituito da un blando sistema collinare che si stende dalle pendici della Sila fino al mare con altezze che raramente superano i 300 metri s.l.m. . I corsi d’acqua sono relativamente pochi e caratterizzati da bacini idrografici limitati, che nulla hanno a che fare con il sistema idrografico che, prendendo origine dalla Sila, delimita con i due corsi d’acqua Neto e Tacina l’area del Marchesato rispettivamente a Nord e ad Ovest.
La zona costiera è caratterizzata dall’alternarsi di promontori e golfi più o meno ampi.
Da Nord: Capo Colonna, Capo Cimiti, Capo Rizzuto, Le Castella rappresentano le digitazioni a mare della regione e racchiudono, all’infuori dell’area compresa fra Capo Cimiti e Capo Rizzuto, caratterizzata da una costa per lo più rettilinea, ampie insenature per lo più con spiagge basse e sabbiose. Solo nell’area compresa fra Capo Rizzuto e Le Castella è presente una piana costiera relativamente estesa.
La geologia dell’intero Marchesato è costituita da sedimenti e rocce di età Plio-Pleistocenica. Si tratta in particolare di argille marine plio-pleistoceniche a cui si vengono a sovrapporre sabbie e conglomerati anch’essi marini attribuiti al solo Pleistocene. Nella piana prima descritta tali depositi sono sormontati da depositi olocenici eolici.
L’intera regione appartiene al settore calabrese settentrionale dell’Arco Calabro limitato a Nord dal fascio delle strutture Sangineto-Basso Crati (ad andamento ENE-WSW) e a S da quello di Catanzaro (ad andamento E-W). Quest’ultime strutture sembrano proseguire con un sistema di faglie sinistre nel Mar Ionio. In generale si può affermare che l’intera area ha subito fenomeni di abbassamento durante il Pliocene e fino al Pleistocene inferiore, per poi risultare soggetta ad un graduale e relativamente veloce sollevamento.

PERCORSI SUBACQUEI

Area Marina Protetta
Area Marina Protetta
Area Marina Protetta

Il mare ha enormi ricchezze che aspettano di essere scoperte. Grazie alla professionalità Castagnola rossa dei diving locali è possibile immergersi ed ammirare i nostri fondali pieni di vita, di colori e di forme. Si ha così modo di seguire specifici percorsi subacquei, tra i quali il percorso archeologico subacqueo, che estendendosi nel tratto di mare a sud del Castello Aragonese di Le Castella, ad una profondità media di 5 metri e ad una distanza dalla costa di circa 400 metri, rievoca immagini del passato.
Itinerari subacquei:
Il fascino dell’area marina protetta “Capo Rizzuto” si svela nei suoi percorsi sommersi. A Le Castella, davanti al Castello Aragonese, i fondali custodiscono il relitto di una nave di notevoli dimensioni e poco distanti le statue del presepe subacqueo. A sud dell’isolotto fortificato, si snoda ad una profondità media di 5 metri il suggestivo percorso archeologico subacqueo. Nel 1962 il Gunny naufraga sulle secche di Capo Rizzuto. Oggi il relitto, ad una profondità di 24 metri, è probabilmente il più bello tra quelli presenti nell’area protetta. Nella stessa località, cento anni fa, il mare ha inghiottito un’altra nave, il Bengala; oggi completamente colonizzata da microrganismi marini, è luogo di rifugio di una nutrita colonia di Cernie brune. Ma il mare dell’area marina protetta nasconde nelle sue profondità altri preziosi segreti: a Cannelle, infatti, giace ancora in assetto di navigazione il relitto “Chico”, ad una profondità di 29 metri, sormontato da una statuina di Madonna.

 

All'interno dell'AMP Capo Rizzuto è possibile fruire di 2 percorsi archeologici subacquei:
1) Il primo singolare percorso archeologico subacqueo si estende nel tratto di mare a sud del castello Aragonese di Le Castella, ad una distanza massima di 200 metri dalla costa. Il percorso, lungo circa 400 metri, si sviluppa tra le rocce che contornano il castello, ad una profondità media di 5 metri e collega 15 punti principali che testimoniano come nel passato questo tratto di mare fosse emerso ed occupato da una cava per l’estrazione di blocchi. I punti del percorso sono uniti da una sagola che forma un anello chiuso e segnalati da una targa con una breve descrizione di quanto è visibile attorno o nelle immediate adiacenze. Naturalmente, a seconda della stagione in cui si effettua il percorso, la visibilità dei punti può essere un po’ condizionata dallo sviluppo della vegetazione marina che mimetizza i contorni degli oggetti. Il percorso si effettua in un tempo medio di 30’ e data la bassa profondità e la particolare limpidezza dell’acqua è possibile seguire il percorso anche nuotando in superficie.
2) A partire dall’estate 2015 un nuovo “Itinerario subacqueo” interamente dedicato ad una delle testimonianze sommerse più interessanti del ricchissimo patrimonio archeologico locale.
Sui fondali dell’incantevole baia di Scifo - incorniciata dalla macchia mediterranea e da una torre regia costruita nei primi anni del Seicento, nella prima metà del III sec. d.C. naufragò un bastimento commerciale che trasportava un pesantissimo, quanto prezioso, carico di marmi provenienti dall’Asia Minore. L’intero carico si trova tuttora adagiato, intatto, sul fondale marino alla profondità di 6 metri e rappresenta una delle attestazioni più significative e meglio note che si conoscano di quell’ampio fenomeno che in età imperiale era legato al trasporto transmarino del marmo.
Sul fondale giacciono 54 manufatti di marmo assimilabili per forma a grandi blocchi e lastroni. Si presentano allo stato grezzo e cioè con una prima sbozzatura ottenuta direttamente in cava. La nave, scoperta dal sub crotonese Luigi Cantafora nel 1986, rientra in una tipologia d’imbarcazioni particolarmente imponenti e solide che i Romani chiamavano naves lapidariae. Essa probabilmente naufragò tra il 200 e il 250 d.C. a causa di una collisione contro i fianchi del vicino promontorio di Capo Pellegrino.
Al fine di rendere pienamente fruibile il giacimento archeologico sommerso sono stati realizzati due distinti percorsi: uno dedicato a chi si immerge con l’autorespiratore e l’altro per chi intende effettuare la visita in apnea o semplicemente dalla superficie con la maschera e le pinne (snorkeling). Per poter effettuare le visite bisogna contattare l’AMP “Capo Rizzuto” o uno dei Diving dell'AMP.

I relitti

Sul versante sud di Capo Colonna, al largo di Cicala, una nave romana ha depositato il suo enorme carico di blocchi e colonne marmoree, databili al II - III sec. d.C. (L. Cantafora I). Al largo di Capo Pellegrino è visibile un carico marmoreo databile al III sec. d.C. (L. Cantafora II). Nella stessa zona è inoltre conservato un carico di grandi macine litiche, di età romana. Sui fondali antistanti Capo Cimiti si trovano grandi colonne marmoree databili al II sec. d.C.

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